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“Le Smart drugs” o “Smart nutrients” fanno parte di un fenomeno nuovo, in vasta crescita in Europa, che hanno l'obiettivo di simulare l’effetto di droghe illegali pur essendo legali, poiché sono composte essenzialmente da elementi di origine naturale.

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Le droghe legali in Italia rappresentano un argomento complesso e spesso dibattuto, dove diritto, etica e salute pubblica si intrecciano in un equilibrio delicato. Nel nostro Paese, infatti, la legislazione distingue chiaramente tra sostanze considerate illegali e quelle il cui consumo, produzione e commercio sono regolamentati e consentiti, spesso per scopi terapeutici, ricreativi o industriali. Tuttavia, la linea di demarcazione tra ciò che è permesso e ciò che è vietato non è sempre chiara, soprattutto a causa delle continue evoluzioni normative, delle pressioni sociali e dei progressi scientifici.

Parlando di droghe legali, ci si riferisce a una varietà di sostanze che vanno dai cannabinoidi a basso contenuto di THC, come la cosiddetta cannabis light, fino ai farmaci oppioidi prescritti per il trattamento del dolore cronico, passando per sostanze psicoattive di uso comune come alcol e nicotina. Ognuna di queste categorie porta con sé implicazioni specifiche in termini di sicurezza, dipendenza, impatto sulla salute e percezione sociale. È fondamentale, dunque, analizzare questo tema con uno sguardo critico e multidisciplinare, considerando non solo il quadro normativo, ma anche le dinamiche di mercato, i rischi associati e l’educazione dei consumatori.

Negli ultimi anni, l’Italia ha fatto significativi passi avanti nella regolamentazione di alcune droghe legali, come i prodotti a base di cannabis per uso terapeutico o le infiorescenze di canapa con THC sotto lo 0,2%. Tuttavia, restano zone grigie che generano confusione, sia tra i consumatori sia tra gli operatori del settore. A ciò si aggiunge un acceso dibattito pubblico, dove le opinioni divergono tra chi ritiene che l’accesso regolamentato a queste sostanze possa rappresentare un'opportunità per la salute e l’economia, e chi teme un aumento dei rischi per le fasce più vulnerabili della popolazione.

Questo articolo esplorerà nel dettaglio il panorama delle droghe legali in Italia, analizzandone le implicazioni sociali, legali ed economiche, con un focus particolare sull'evoluzione normativa e sulle prospettive future. L'obiettivo è offrire una panoramica completa e informata che aiuti a comprendere non solo cosa sia oggi consentito dalla legge, ma anche le sfide e le opportunità che il fenomeno comporta per il nostro Paese.

Origine delle droghe legali

Le Smart drugs, conosciute anche con il termine scientifico “nootropi”, rappresentano una categoria di sostanze sempre più discussa e controversa, sia per i loro potenziali benefici sia per i rischi associati al loro uso. L’etimologia del termine “nootropi” deriva dal greco antico: “noos”, che significa “mente”, e “tropein”, che si traduce con “sorvegliare” o “guidare”. Questo nome riflette l’obiettivo primario di queste sostanze, ovvero migliorare le funzioni cognitive attraverso l’attivazione di processi biochimici specifici. In particolare, i nootropi agiscono stimolando il rilascio di neurotrasmettitori, enzimi e ormoni cruciali per il funzionamento del sistema nervoso, incrementando l’apporto di ossigeno al cervello e promuovendo la crescita e la rigenerazione delle cellule nervose.

L’interesse verso le Smart drugs si è intensificato negli ultimi decenni, spinto dalla crescente ricerca di soluzioni per potenziare la concentrazione, la memoria e la produttività mentale. Tuttavia, il termine “Smart drugs” non ha una definizione rigida e universale; il suo significato è in costante evoluzione, modellato da progressi scientifici, cambiamenti culturali e mutamenti nella percezione sociale. Con l’avanzare delle scoperte nel campo della neurofarmacologia, infatti, nuove sostanze vengono costantemente identificate e aggiunte a questa categoria, rendendo difficile tracciare confini precisi.

Le Smart drugs includono un ampio spettro di composti, che spaziano dai farmaci da prescrizione, progettati originariamente per trattare condizioni mediche specifiche, fino alle sostanze naturali o sintetiche disponibili senza prescrizione. Tra gli esempi più noti rientrano i farmaci per il trattamento dell’ADHD, come il metilfenidato, e quelli per la narcolessia, come il modafinil, che vengono utilizzati anche al di fuori dei loro scopi terapeutici per migliorare le prestazioni cognitive. Accanto a questi, vi sono sostanze di origine naturale come il ginseng, il ginkgo biloba o la caffeina, spesso utilizzate in integratori per migliorare l’energia mentale o combattere l’affaticamento.

Il continuo ampliarsi dell’elenco delle Smart drugs è dovuto anche alla rapida innovazione tecnologica e alla facilità di accesso alle informazioni attraverso internet, che ha reso possibile la diffusione di nuove molecole sintetizzate in laboratori specializzati. Molte di queste sostanze, sebbene promettano effetti positivi sul funzionamento del cervello, non sono ancora state sottoposte a studi clinici rigorosi e presentano rischi potenziali per la salute, in particolare quando utilizzate senza controllo medico.

Dal punto di vista culturale, l’uso delle Smart drugs riflette una crescente pressione sociale verso il miglioramento delle performance individuali, soprattutto in ambiti competitivi come il lavoro e lo studio. In alcuni contesti, queste sostanze vengono considerate strumenti per ottenere un vantaggio competitivo, una sorta di “doping mentale” che permette di lavorare più a lungo, apprendere più velocemente o mantenere la lucidità sotto stress. Tuttavia, questa visione utilitaristica si scontra con preoccupazioni etiche e mediche, poiché l’uso indiscriminato o prolungato di tali sostanze può comportare effetti collaterali significativi, tra cui dipendenza, danni neurologici o problemi cardiovascolari.

La regolamentazione delle Smart drugs rappresenta un’altra area di complessità. In molti Paesi, inclusa l’Italia, alcune sostanze rientrano nella categoria dei farmaci controllati e sono disponibili solo su prescrizione medica, mentre altre sono vendute liberamente come integratori alimentari. Questo crea una zona grigia, dove non sempre è chiaro quali prodotti siano sicuri, legali o scientificamente validati. Inoltre, l’introduzione di nuove molecole rende difficile per le autorità legislative tenere il passo, portando a un mercato in continua trasformazione.

In sintesi, il fenomeno delle Smart drugs incarna una sfida multidimensionale che coinvolge scienza, salute pubblica, etica e diritto. Comprenderne l’evoluzione richiede non solo un’analisi delle loro caratteristiche chimiche e biologiche, ma anche una riflessione critica sugli impatti che queste sostanze possono avere sulla società e sugli individui che ne fanno uso.

Classificazione delle smart drugs per le quali non si rischia la multa per possesso di stupefacenti

Tra le famiglie di Smart drugs più popolari troviamo :

  • Le piperazine rappresentate dal mCCP e dalle BZP (1-benzilpiperazine) entrambi stimolanti del sistema nervoso centrale.
  • I cannabinoidi sintetici con funzioni simili al THC, il principio attivo della cannabis con effetti allucinogeni, sedativi e depressivi (spice drugs: miscele a base di erbe da fumare).

Tra di esse troviamo:

  • Amanita Muscaria: un fungo velenoso usato nei rituali degli sciamani per il suo potere allucinogeno
  • Muiria Puama e la Turnera Aphrodisiaca usate per le loro proprietà stimolantiprincipalmente a livello sessuale
  • L’Ephedra sinica conosciuta in campo erboristico col nome di Ma Huang usato dalla medicina popolare cinese come decotto decongestionante e antiasmatico. Quest’ultima contiene Efedrina, considerata in Italia come sostanza dopante e quindi illegale, pena la reclusione.

La nascita del fenomeno che non crea dipendenza in Italia

Il “fenomeno Smart drugs” fa il suo ingresso in Italia intorno al 1997, quando queste sostanze iniziano a diffondersi tra gli studenti universitari. Provenienti dagli Stati Uniti, le Smart drugs vengono percepite come un aiuto prezioso per affrontare le intense sessioni di studio, migliorare la preparazione agli esami e alleviare la stanchezza legata al forte stress mentale. Queste sostanze, inizialmente limitate a un contesto accademico, vengono utilizzate come una sorta di “scorciatoia” per incrementare le prestazioni cognitive e gestire la pressione sempre crescente degli studi universitari. Contestualmente, accanto a queste droghe ad uso principalmente “funzionale”, si diffonde l’abitudine di assumere integratori a base di vitamine e minerali, utili per contrastare i sintomi di affaticamento o per mitigare il senso di astinenza che spesso segue l’uso di sostanze chimiche.

Questo periodo segna l’inizio di una vera e propria trasformazione nel modo in cui le Smart drugs vengono percepite e utilizzate. Da strumento per migliorare le prestazioni cognitive, il loro uso si estende rapidamente ad altri ambiti, diventando una pratica più comune anche al di fuori del mondo accademico. Questo cambiamento avviene in parallelo con una crescente offerta di prodotti sul mercato, molti dei quali pubblicizzati come naturali, sicuri o addirittura benefici per la salute, nonostante l’assenza di controlli rigorosi.

Attualmente, la situazione delle Smart drugs in Italia è caratterizzata da una grande confusione terminologica e concettuale. Il termine viene usato per indicare una vasta gamma di sostanze, che spaziano dalle droghe vegetali ed etnobotaniche fino alle biodroghe e ai composti naturali o sintetici. Questa varietà alimenta un’errata percezione di innocuità: il fatto che alcune di queste sostanze siano di origine naturale o facilmente reperibili porta molti a sottovalutarne i rischi. In realtà, l’assunzione di Smart drugs in dosi eccessive, senza controllo medico o in contesti inadeguati, può avere conseguenze gravi per la salute fisica e mentale.

Il pericolo maggiore legato a queste sostanze risiede proprio nella loro apparente accessibilità e versatilità d’uso. Non solo vengono consumate per affrontare lo stress lavorativo o accademico, ma anche in contesti ricreativi, come serate in discoteca o eventi sociali, dove si cerca un effetto di rilassamento o di disinibizione. Questo uso ricreativo, spesso associato a comportamenti rischiosi e all’assunzione combinata con altre sostanze (come alcol o droghe illegali), aumenta significativamente la probabilità di effetti collaterali, dipendenza e danni alla salute.

La confusione che circonda il mondo delle Smart drugs non si limita solo al pubblico, ma coinvolge anche le autorità sanitarie e legislative. La difficoltà nel classificare e regolamentare queste sostanze crea un vuoto normativo che viene sfruttato da produttori e distributori per promuovere prodotti che spesso non sono stati adeguatamente testati. A ciò si aggiunge una scarsa consapevolezza dei consumatori sui rischi reali, che porta a un utilizzo spesso superficiale e irresponsabile.

Il fenomeno delle Smart drugs rappresenta quindi una sfida complessa, che richiede interventi su più livelli: dalla regolamentazione chiara e rigorosa, all’educazione del pubblico sui rischi, fino a una maggiore attenzione da parte delle istituzioni sanitarie verso le conseguenze di un utilizzo non controllato. In un contesto dove la pressione sociale e lavorativa continua a crescere, è fondamentale promuovere una cultura della prevenzione e del benessere mentale, che non si basi sull’uso di scorciatoie potenzialmente dannose.

Le più comuni: alcune di esse le usiamo quotidianamente, scopriamo quali sono!

I nootropi sono tantissimi e la loro classificazione è in costante aggiornamento. Alcuni, come già visto, sono ritenuti legali e comunemente assunti nella quotidianità dalla maggior parte delle persone. Alla base delle Smart drugs, infatti, ci sono elementi naturali che hanno proprietà tali da stimolare le funzioni celebrali, ma che comportano una serie di effetti collaterali da considerare.

Alcuni di questi componenti a base vegetale, sono presenti in diverse bevande che vengono comunemente consumate nella vita di tutti i giorni, come il the o il caffè per citare i due più noti. La caffeina è sicuramente tra le smart drugs più consumate vista la sua presenza, non solo nel caffè che tutti beviamo, ma anche nel the, in alcuni cibi o farmaci. Ha effetto stimolante e “accelerante” sul nostro cervello e sulla circolazione, aiuta a migliorare il livello di attenzione e crea una sorta di “dipendenza”. Anche la teina, sostanza alla base del the, ha tra le varie proprietà quella di mantenere attiva la mente ed in particolare lo stato di attenzione, nonchè di aumentare la resistenza alla sensazione di affaticamento.

Combinazioni di nootropici: cosa sono gli stack

smart drugs

Un’attenzione particolare va riservata alle bevande energetiche, un fenomeno in costante crescita soprattutto tra i giovani, attratti dalla promessa di maggiore energia, concentrazione e benessere emotivo. Questi prodotti, facilmente reperibili nei supermercati e nei bar, si basano su una combinazione di nootropi legali, chiamati tecnicamente "stack", ovvero miscele di sostanze progettate per potenziarne gli effetti sinergici. Tra i componenti più comuni troviamo teina, caffeina e, in molti casi, taurina, elementi noti per la loro capacità di aumentare la lucidità mentale, migliorare il tono dell’umore e combattere la fatica fisica e mentale.

Il successo delle bevande energetiche deriva non solo dalla loro azione stimolante, ma anche dalla loro accessibilità e dalla percezione diffusa di innocuità. Tuttavia, la realtà è ben più complessa. Il consumo regolare, e soprattutto eccessivo, di queste bevande può portare a una serie di effetti indesiderati, che dipendono dalla sensibilità individuale e dalle quantità assunte. Disturbi del sonno, stati di nervosismo e agitazione, problematiche gastrointestinali e persino tachicardia sono tra i rischi più comuni, spesso sottovalutati, soprattutto dai consumatori più giovani.

Le bevande energetiche, pur contenendo nootropi legali, devono essere considerate con cautela, poiché i loro effetti sul sistema nervoso e sul corpo nel suo complesso non sono privi di conseguenze. La teina e la caffeina, per esempio, agiscono come stimolanti aumentando la vigilanza e la concentrazione, ma un abuso può alterare i ritmi circadiani, causando difficoltà nell’addormentarsi o un sonno non rigenerante. La taurina, spesso presente nelle bevande energetiche per bilanciare gli effetti stimolanti con una presunta azione calmante, non è priva di controversie: benché considerata sicura in dosi moderate, il suo impatto quando assunta regolarmente e in combinazione con altre sostanze rimane oggetto di studio.

Un altro aspetto critico riguarda l’abitudine di combinare il consumo quotidiano di bevande energetiche con altre fonti di stimolanti, come caffè o integratori contenenti stack nootropici. Questa pratica, molto diffusa tra chi cerca di migliorare la propria produttività o resistenza fisica, può amplificare i rischi per la salute, portando a sovraccarichi per il sistema cardiovascolare e a effetti negativi sull’equilibrio psico-fisico. Inoltre, molti consumatori non sono consapevoli delle quantità di stimolanti assunte complessivamente, aumentando così il rischio di dipendenza e tolleranza, fenomeni che riducono l’efficacia delle sostanze nel tempo e spingono verso consumi sempre maggiori.

Il tema delle bevande energetiche si inserisce in un dibattito più ampio sulla necessità di educare i consumatori, soprattutto i giovani, all’uso consapevole e responsabile di queste sostanze. Se da un lato i nootropi presenti in queste bevande possono offrire benefici temporanei, dall’altro è fondamentale comprenderne a fondo le influenze sull’organismo per evitare effetti collaterali dannosi. Una regolamentazione più chiara, accompagnata da campagne informative, potrebbe aiutare a limitare l’abuso e a promuovere una maggiore consapevolezza sui rischi legati al consumo non moderato.

In conclusione, sebbene le bevande energetiche rappresentino una soluzione rapida e accessibile per affrontare momenti di stanchezza o carichi di lavoro intensi, è importante riconoscere i limiti del loro utilizzo. Il loro consumo dovrebbe essere occasionale e consapevole, evitando sovradosaggi e combinazioni con altre fonti di stimolanti, per preservare non solo la salute fisica, ma anche l’equilibrio mentale e il benessere a lungo termine.

Novitá sulle smart drugs

Con la diffusione e l'uso sempre più massiccio di internet, anche le smart drugs hanno beneficiato dell'opportunitá di essere conosciute meglio e maggiormente, soprattutto dai giovani. Ciò ha portato alla creazioni di siti internet, comunità virtuali e forum in cui gli utenti interessati a tali droge legali possano non solo scambiarsi informazioni sul dove reperirle, ma anche sul come crearne nuovi composti (partendo sempre da sostanze legali) e combinarle tra loro. Un mercato piú o meno nascosto sul web, che permette a gruppi, anche criminali, di fare profitti considerevoli.

Comunque, la lista delle sostanze vietate, sia pur di origine naturale, è ogni anno in continuo aggiornamento. Un esempio puó essere considerato la Salvia Divinorum, una sostanza regolarmente venduta in alcuni negozi specializzati, i cosiddetti Smart Shop, ed utilizzata come un tradizionale profumatore ambientale. Dopo verifiche sulle sue vendite consistenti ed attenti studi scientifici, il suo principio attivo, la Salvinorina A, è stato fatto rientrare tra le sostanze stupefacenti messe al bando e non piú considerato tra le droghe legali o smart drugs.

Le smart drugs evidenziano anche effetti collaterali considerevoli e pericolosi, ancora piú ampliati se tali droghe legali sono combinate tra loro, come alcune volte accade per incrementarne i risultati finali sul corpo e soprattutto sulla mente. Tra tali effetti, vi sono l'insonnia e vari disturbi del sonno, problemi di vista, una frequenza cardiaca molto veloce, alta pressione sanguigna e naturalmente forte dipendenza. E proprio quest'ultima puó determinare una certa difficoltá delle persone a tornare alla propria normale esistenza e routine.

Di conseguenza, se queste smart drugs sono perfettamente legali e vendute come abbiamo detto anche in negozi specializzati (come gli smart shop) oppure presenti in alcuni alimenti o bevande anche di uso quotidiano, il loro uso massiccio e soprattutto combinato con altre sostanze non deve essere sottovalutato, dal punto di vista medico e sociale. Questo a maggior ragione quando coinvolge giovani che ricercano nelle droghe legali un mezzo per una vita piú vivace e spensierata.   

Autore: Avvocato Giacomo Locopo

Immagine di Giacomo Locopo

Nato a Catania il 25 febbraio 1970, l'avvocato ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l'illustre Università degli Studi La Sapienza di Roma. Attualmente, è iscritto all'Albo dell'Ordine degli Avvocati nella città di Palmi, dove esercita la professione legale con competenza e dedizione.